mercoledì 7 marzo 2012

Quasi Amici

Un film come Quasi amici, l'immenso successo ottenuto in Francia al di sopra di ogni aspettativa, ribadisce qualcosa che chi fa cinema tende spesso a dimenticare: la gente ha bisogno di storie, possibilmente semplici, capaci di toccare quelle corde emotive che se pizzicate suscitino le due reazioni più genuine che dall'infanzia alla terza età scortano la vita di ogni essere umano: la risata e il pianto. Saper raccontare qualcosa del genere, penetrando lo spirito e colpendo il cuore di 95 persone su 100 sedute in sala, è senza dubbio una missione tortuosa.
I registi e sceneggiatori Eric Toledano e Olivier Nakache ce l'hanno fatta, traendo l'idea da un documentario visto nel 2003. Il vero incontro tra l'aristocratico tetraplegico Philippe Pozzo di Borgo e il badante di umili origini algerine Abdel Sellou è diventato un film divertente e commovente allo stesso tempo. L'encomiabile lavoro di scrittura ha il pregio di essere privo di pietismi e patetismi, nonostante sia focalizzato sull'immobilità permanente di Philippe e dell'assistenza integrale che una persona nelle sue condizioni necessita.
Con qualche adattamento al personaggio di Abdel, diventato di origini senegalesi e di nome Driss, Quasi amici inventa un insolito duo cinematografico, comico, affiatato, solidale, che con un parallelo nemmeno troppo azzardato sembra una sorta di Arma letale senza azione, o La strana coppia senza farsa.

l rapporto tra i due personaggi, che più agli antipodi non potevano essere sotto ogni profilo (fisico, psicologico, generazionale e sociale), è talmente autentico e unico da rendere invisibile il copione. Complici in questo i due protagonisti François Cluzet e Omar Sy, marmoreo il primo, vulcanico il secondo, le cui interpretazioni accese da chissà quale fiamma innescano una corrispondenza con il pubblico priva di ogni ipocrisia. Ridere insieme ad un disabile, ironizzando e autoironizzando su quanto il destino a volte infierisca irreversibilmente, è la lettura sostanziale di questo rapporto di amicizia. È qualcosa che si può fare, che si vuole fare. È qualcosa che, forse, riesce a smussare i contorni della tragedia quando questa accade.Lungi dal disconoscere i tanti meriti degli autori, non è un delitto constatare che Quasi amici approfitti di un riparo sicuro. È una storia con fatti e personaggi non realmente esistiti, ma realmente esistenti e la delicatezza del tema lascia presumere che il racconto sia veritiero, seppur comprensibilmente coesistano licenze narrative. E che abbia dunque ricevuto la benedizione del vero Philippe. Una sorta di rifugio involontario, non sufficiente in ogni caso minare la sincerità del film.


-Philippe (François Cluzet)
"Non ho mai avuto piedi così ben pettinati!"
-Driss(Omar Sy)
"Siamo qui se serve, non ci muoviamo... soprattutto lui!" 
- Philippe (François Cluzet) e Driss (Omar Sy) 
"Driss, mi dica, secondo lei perché la gente si interessa all'arte?"
"Non lo so, è un business!"
"No. Perché è la sola traccia del nostro passaggio sulla terra." 
"Ma che stronzata, per 50 euro vado da Bricofer e gliene faccio venti di tracce del mio passaggio sulla terra. Ci metto anche del burro in omaggio, se vuole!"
"Non dica sciocchezze e mi dia un cioccolatino." 





lunedì 5 marzo 2012

La fenice nei tatuaggi

Simbolo di resurrezione e immortalità, animale alato mitico e tatuaggio amatissimo. Ecco la gioiosa fenice…



La fenice è un uccello mitologico ricco di profondi significati e riconosciuto in differenti culture, anche se la figura nota in Occidente deriva dalle antiche mitologie mediterranee. Gli antichi Egizi furono i primi a parlare dell’uccello sacro Bennu (che si autorigenera), il quale poi divenne la fenice delle leggende greche e l’araba fenice di quelle mediorientali. Come l’airone che, quando spicca il volo, secondo i poeti sembra mimare il sorgere del sole dall’acqua, così la fenice veniva associata all’anima del dio solare per importanti divinità egizie come Ra, di cui era l’emblema, e Osiride.
Uccello sacro favoloso, la fenice viene descritta con l’aspetto di un’aquila reale e un piumaggio dal colore splendido: collo e testa dorate, rosse le piume del corpo e azzurra la coda con alcune penne rosate, ali d’oro e di porpora, lunghe piume erette in cima alla testa o che le scivolano morbidamente giù dal capo. In Egitto la si raffiguravaincoronata con l’emblema del disco solare.

Foto di Tatuaggi di una Fenice e una Fenice Tribale
La fenice è conosciuta soprattutto perché risorge dalle sue ceneri. Al termine del suo ciclo di vita (che dura cinquecento anni) essa costruisce un nido a forma di uovo intrecciando ramoscelli delle più pregiate piante balsamiche. Quindi vi si adagia, lascia che i raggi del sole l’incendino e si lascia consumare dalle sue stesse fiamme mentre canta una canzone di rara bellezza. Sia il nido che l’uccello vengono ridotti in cenere, dalle quali sorge una nuova e ancor più splendida fenice. È quindi simbolo di immortalità, poiché si rinnova attraverso la morte e la rinascita ciclica.

I cugini della fenice

Vi sono controparti della fenice in praticamente tutte le culture: sumera, assira, incas, azteca, russa (la leggenda sull’uccello di fuoco), quella dei Nativi americani (dove si chiama Yel), nella mitologia cinese (Feng), indù e buddista (uccello Garuda), giapponese (Ho-oo o Karura) e nella tradizione ebraica (Milcham).

Animali sacri simili alla fenice sono Quetzacoatl, dio uccello (o serpente piumato) dell’America centrale che aveva il dono di morire e risorgere. Da un’antica iscrizione sappiamo che i Maya lo chiamavano Kukulkàn; i Toltechi ne parlano come di un re-sacerdote, che morì forse arso su un rogo cerimoniale (come la fenice). C’è ancheWakonda, uccello del tuono di alcune tribù di Nativi americani. Una fenice compare infine nella saga di Harry Potter, nella versione italiana si chiama Fanny ed è lo spirito guida di Albus Silente, il preside della scuola di magia di Hogwarths.

Della fenice si dice che…

- Dal momento che si crea da sé, non può avere alcun Maestro.
- Essendo un uccello unico (ne esiste soltanto una per volta), è un essere solitario.
- È ancora più solitaria perché non si riproduce e può vivere centinaia d’anni, ma sempre da sola, senza nessuno dei suoi simili.
- Pur essendo lo scopo della sua vita quello di portare la felicità sulla Terra, la fenice ha dovuto rinunciare alla sua felicità terrrena (dal momento che non può avere una compagna). La sua vita è spirituale.

La fenice è esistita?

Nel Medioevo la fenice era identificata con la Risurrezione del Cristo: i doni di entrambi sono ritorno alla vita e immortalità, rinascita ciclica. Tuttavia, molti studiosi di tutti i tempi si sono chiesti se un uccello favoloso come questo sia realmente esistito. Alcuni credono sia un animale della fantasia creato dai seguaci del Dio Sole, per altri il mito della fenice è basato sull’esistenza di un vero uccello dallo splendido piumaggio che viveva nell’antica Asia Minore. Alcuni autori la identificano con il fagiano dorato, con l’ibis o con il pavone; altri ancora, con l’airone rosato o cinerino, basandosi sull’abitudine degli antichi Egizi di festeggiare il ritorno del primo airone cinereo sopra ilsalice sacro di Heliopolis, evento considerato di buon auspicio, gioia e speranza.

domenica 4 marzo 2012

Vanilla Sky



 Sofia Serrano (Penelope Cruz)
Ogni minuto che passa è un'occasione per rivoluzionare tutto completamente…


Brian Shelby (Jason Lee)
Un giorno scoprirai cosa è veramente l'amore: è il dolce e l'amaro. Io l'ho conosciuto l'amaro
 e questo mi permette di apprezzare il dolce…






David Aames è ricco, bello e pieno di amici; preso dalla sua persona, sfrutta le donne per il proprio piacere fino a quando non incontra lei. Sofia è una ballerina spagnola che gli fa perdere la testa. La loro relazione si interrompe però quando David resta sfigurato a causa di un incidente in auto provocato da una ex-compagna gelosa.E se la realtà quotidiana fosse soltanto un sogno? Sembra essere questa la domanda di fondo di questo remake del bel “Apri gli occhi” del 1997, diretto da Alejandro Amenabar. In realtà il lavoro di Cameron Crowe, “Vanilla sky”, si presenta come un lavoro ben più complesso, a tratti intricato e persino fuorviante.

La storia, geniale nella sua semplicità, immerge lo spettatore nella vita del protagonista che galleggia tra sogno e realtà per la durata dell’intero film. E’ in questi passaggi e nel nascondere la verità che Crowe dà il meglio di sé, accostandosi per certi versi alla tecnica di Hitchcock. Bellissime alcune sequenze che dovrebbero rivelare qualcosa ed invece non rivelano nulla, spiazzando lo spettatore e conducendolo al finale che tira le fila degli indizi fino a quel momento ben disseminati. Il montaggio però, deliberatamente saltellante, rende alcune scene come scollate da quelle successive, e finisce per amplificare in maniera esagerata il disorientamento di chi osserva. La recitazione è di buon livello.
Tom Cruise è perfettamente a suo agio nei panni del bello di turno e quando le cose si complicano ne viene fuori bene. Cameron Diaz piace nel ruolo della ex-compagna gelosa e mentalmente labile, mentre Penélope Cruz in certi frangenti sembra forzare i toni del proprio personaggio. Decisamente riusciti gli accostamenti sonori in cui spiccano la canzone “I fall apart” cantata da Nancy Wilson e da Cameron Diaz e il pezzo “Vanilla Sky” di Paul McCartney


.












Il prodotto finale è quindi un gran bel thriller psicologico che ha la capacità di colpire lo spettatore e “costringerlo” ad affrontare temi importanti, certamente intrecciati l’uno con l’altro, come la fugacità delle cose terrene e il dubbio insinuante che la vita umana non sia altro che un sogno. Significativo è infatti il monito finale che spinge ad aprire gli occhi, quelli veri, quelli dell’anima per andare al di là di ciò che può essere osservato dai nostri sensi.

Colonna sonora :




  • Everything in Its Right Place - Radiohead
  • From rusholme with Love - Mint Royale
  • Vanilla Sky - Paul McCartney
  • Have You Forgotten - Red House Painters
  • All the Right Friends - R.E.M.
  • My Robot - Looper
  • My Favorite Things - John Coltrane
  • Keep on Pushing - The Impressions
  • Mondo 77 - Looper
  • Directions - Josh Rouse
  • Wrecking Ball - Creeper Lagoon
  • Solsbury Hill - Peter Gabriel
  • Last Goodbye - Jeff Buckley
  • I Fall Apart - Julianna Gianni (written by Nancy Wilson)
  • Earthtime Tapestry - Spacecraft
  • Svefn g englar - Sigur Rós
  • Agaetis byrjun - Sigur Rós
  • Indra - Thievery Corporation
  • Loops of Fury - Chemical Brothers
  • Afrika Shox - Leftfield/Afrika Bambaataa
  • Rez - Underworld
  • Too Good To Be Strange - Andrea Parker/Two Sandwiches Short Of A Lunchbox
  • Sweetness Follows - R.E.M.
  • One of Us - Joan Osborne
  • Fourth Time Around - Bob Dylan
  • Wild Honey - U2
  • I Might Be Wrong - Radiohead
  • Porpoise Song - Monkees
  • Can We Still Be Friends - Todd Rundgren
  • Heaven - Rolling Stones
  • Healing Room - Sinead O'Connor
  • Good Vibrations - Beach Boys
  • Doot Doot - Freur
  • To Kill A Mockingbird Theme - Elmer Bernstein
  • Ladies and Gentlemen We Are Floating in Space - Spiritualized
  • Njosnavelin (The Nothing Song) - Sigur Rós
  • Where Do I Begin - Chemical Brothers






Alcune Citazioni :



David, guarda tutte queste persone; sembra che stiano qui per passare la serata e chiacchierare, vero? Niente a che fare con te. Eppure forse si trovano qui solo perché sei tu a volere che siano qui. Tu sei il loro Dio. Non solo, tu puoi fare in modo che ti obbediscano, o persino che ti distruggano. (......)




Cos'è la vita se non l'inseguimento di un sogno? (Rebecca Dearborn)

Te lo dirò in un'altra vita, quando saremo tutti e due gatti. (Sofia Serrano)

Sofia è fantastica, ma non è assolutamente l'unica, era un'infatuazione a portata di mano. (Brian Shelby)



Perché, senza l'amaro, amico mio, il dolce non è tanto dolce. (Brian Shelby)








sabato 3 marzo 2012

La Casa Sul Lago Del Tempo

Titolo originale: The lake house
Nazione: USA
Anno: 2006
Genere: sentimentale
Durata: 1h39m
Regia: Alejandro Agresti
Sceneggiatura: David Auburn
Fotografia: Alar Kivilo
Musiche: Rachel Portman, Paul M. van Brugge
Cast: Sandra Bullock, Keanu Reeves, Christopher Plummer, Ebon Moss-Bachrach, Willeke van Ammelrooy, Dylan Walsh, Shohreh Aghdashloo, Lynn Collins, Mike Bacarella, Kevin Brennan, Frank Caeti


Trama
La dottoressa Kate Forester si è appena trasferita a Chicago, dopo aver trovato un lavoro in un ospedale. Una mattina del 2006, Kate si trova nella casa sul lago che ha appena abbandonato per lasciare nella cassetta della posta una lettera indirizzata al prossimo inquilino, invitandogli di farle avere la posta al suo nuovo indirizzo e dandogli alcuni dettagli sulla casa. La persona che riceve questa lettera è Alex Wyler, un architetto che sta lavorando alla costruzione di un vicino condominio. Ma quello che ha descritto Kate nella lettera non sembra corrispondere alla realtà, perché la casa è sporca e poco curata. Tra i due si instaura una fitta corrispondenza che li unisce sempre di più, così simili e, pian piano, innamorati. Kate ad Alex sembrano essere due anime gemelle destinate a stare insieme per sempre se non fosse il tempo a dividerli: infatti Alex vive nel 2004.


Recensione
Dopo più di dieci anni dal film “Speed”, di nuovo protagonista la coppia di attori Sandra Bullock e Keanu Reeves. Questa volta però l’azione lascia il campo al sentimento e in questo “La casa sul lago del tempo” del regista argentino Alejandro Agresti i due si incontrano, si conoscono e si innamorano.
Remake americano del film coreano “Il mare”, “La casa sul lago del tempo” ne riprende saggiamente l’atmosfera languida e malinconica. Diligente ed trascinante la regia Agresti, in grado    di lasciare che siano le immagini e la coppia di protagonisti a condurre il film attraverso un’intelligente gestione del graduale innamorarsi dei due. Il montaggio un po’ confusionario accentua il senso di sbigottimento di una storia surreale ed originale. La casa sul lago diventa luogo d’incontro di due anime che non hanno la possibilità di incontrarsi, se non attraverso le parole. In un epoca in cui ormai e-mail, chat e social network creano legami tra persone di ogni angolo del mondo, “La casa sul lago del tempo” ripresenta l’ormai vetusta figura della lettera, sufficiente con il suo fascino a scaldare il cuore dello spettatore.

Se la trama scorre lineare e senza particolari sussulti nella sua prevedibilità, i momenti durante i quali i due protagonisti divorano le lettere portano lo spettatore a desiderare con tutte le proprie forze il lieto fine. “La casa sul lago del tempo” è un inno alla pazienza ed alla speranza di riuscire un giorno ad incontrarsi, in circostanze che appaiono impossibili. Un ritorno al passato, lontano dalla freddezza che ormai avvolge in nostri giorni dove si può ottenere tutto in un attimo e la smania dell’esteriorità fa dimenticare un bene prezioso come i sentimenti. I due infatti, pur essendo raffigurati da attori di manifesta bellezza, oltrepassano ogni interesse relativo all’aspetto fisico, concentrando ogni interesse alle parole scritte nella loro corrispondenza epistolare.
L’aspetto visivo è contraddistinto da fotografia straordinaria, in grado di catturare i momenti romantici (come un tramonto sul lago) nel gelido inverno, chiara metafora delle solitudini in cui si trovano i due protagonisti. Anche la Chicago invernale viene ben descritta da Alar Kivilo, direttore della fotografia.

“La casa sul lago del tempo” presenta una colonna sonora di buona fattura sia nei brani inediti che nella scelta delle tracce non originali, ed ogni brano si rivela in linea con l’atmosfera romantica della storia. La presenza di due attori del calibro della Bullock e di Reeves poteva generare il pericolo di un film costruito attorno a queste due star. Invece questa circostanza è stata gestita da Agresti in modo impeccabile, riuscendo nel difficile compito di mettere gli attori al servizio della storia. Sandra Bullock è autrice di un’ottima interpretazione ma chi sorprende in un ruolo romantico è Keanu Reeves, favorito dal meraviglioso doppiaggio del grande Luca Ward che con la sua voce dona ad Alex una dolcezza ed una tenerezza invidiabili.
“La casa sul lago del tempo” è un film che va visto con l’incoscienza del cuore, perché le incongruenze della sceneggiatura e l’irrealistica connessione temporale potrebbero irritare i più attenti e razionali. A volte è meglio chiudere gli occhi, resettare la propria mente e dare libero sfogo ai propri sentimenti. Un film che permette di fantasticare sulla bellezza di un amore che valica i confini del tempo. Emozionante.




Fonti:cinemaeviaggi.com
                                                   Trailer Film


Questo film devo dire che mi ha davvero emozionato,trovo questa storia d'amore molto avvincente,al di là del non realismo per quanto concerne lo spazio temporale che lega i due personaggi.Proprio per questa geniale idea,l'atmosfera risulta magica e il film coinvolge fino alla fine.Ottima interpretazione di Keanu Reeves e di Sandra Bullock che inevitabilmente aumenta il successo del film,lasciandoci passare un'ora abbondante con la consapevolezza che l'amore è una cosa bellissima.


                             Una delle scene più belle del film 

giovedì 1 marzo 2012

Morto il giornalista Germano Mosconi

LaPressae
Germano Mosconi, giornalista, ex caporedattore di Telenuovo e direttore del Nuovo Veronese, è morto questa notte. Lo annuncia il Gruppo Telenuovo in una nota.
Nato a San Bonifacio l'11 novembre 1932, Mosconi aveva lavorato per anni nella redazione sportiva dell'Arena e poi negli anni '80 era stato il protagonista della grande ascesa di Telenuovo e del Nuovo Veronese seguendo per le testate del gruppo gli anni d'oro dell'Hellas Verona, dalla vittoria dello scudetto alla Coppa dei Campioni. Nel 2005 era stato anche responsabile delle relazioni esterne del Verona. Negli ultimi anni aveva fatto l'opinionista su TeleArena per le partite di Chievo e Verona. Lascia la moglie Elsa e la figlia Margherita. 
Mosconi era uno dei volti televisivi più noti del nord-est degli anni '80 e '90, noto per la pacatezza e l'aplomb davanti alle telecamere. Tuttavia la sua notorietà, suo malgrado, ha travalicato il nord-est e i confini italiani quando nel 2004 una fonte ignota ha pubblicato su Youtube dei fuorionda di vecchie registrazioni del telegiornale, in cui Mosconi usava un linguaggio colorito di fronte alle interruzioni che causavano lo stop delle riprese. La spontanea comicità del video, data dall'uso di bestemmie ed espressioni in veneto, ha portato ad una diffusione ampissima del video e a decine di altri montaggi, ridoppiaggi, forum, fan page. Un'attenzione che Mosconi aveva tutt'altro che apprezzato: aveva infatti sporto denuncia verso gli anonimi che avevano diffuso il video.
"Lo hanno messo alla berlina su un segreto che ciascuno di noi nasconde - ha raccontato nel 2006 a Panorama il giornalista di Raisport Lorenzo Roata, che aveva lavorato a fianco di Mosconi - specialmente in Veneto, dove la bestemmia è un intercalare comune. Per farlo arrabbiare i tecnici gli organizzavano un sacco di scherzi, come incollargli i fogli sui quali leggeva le notizie o sbattere le porte mentre registrava. Montate in quel modo, sembrano le immagini di un uomo che ha passato la vita a imprecare".

Fonti:LaPresse

E' morto Lucio Dalla, addio a un poeta


Lo ha stroncato un infarto
durante il tour in Svizzera
"Ieri sera era felice e in forma"
La sua casa era sull'Etna

Choc nel mondo della musica e dello spettacolo. E' morto Lucio Dalla. Era nato a Bologna, come aveva scritto in una delle sue canzoni più belle, il 4 marzo 1943. Lo ha stroncato un attacco cardiaco a Montreaux, in Svizzera, dove si trovava per una serie di concerti. Il 4 marzo avrebbe compiuto 69 anni. Il cantante bolognese sembrava fino a ieri in buone condizioni: infatti ieri sera aveva regolarmente tenuto il concerto che era in programma. L’ultima apparizione sugli schermi televisivi è stata al Festival di Sanremo presentato da Gianni Morandi. Sul palco dell’Ariston il cantautore si è esibito con il giovane Perdavide Carone che cantava «Nanì» accompagnandolo e dirigendo l’orchestra.
«L'ho sentito ieri sera, è vivissimo», continuava a ripetere al telefono poco fa Roberto Serra, bolognese amico storico di Lucio Dalla e fotoreporter di professione, che non voleva credere alle notizie che arrivano da Montreux. «Non è possibile, mi ha telefonato ieri sera, stava benissimo, ed era felice, tranquillo, divertito e in pace con se stesso».«Era contento per un'intervista che gli avevano fatto - ha cambiato verbo Serra quando è stato chiaro che l'amico fosse scomparso per un attacco cardiaco - e per il tour europeo che aveva appena cominciato. Diceva che era emozionante ritrovare i luoghi di un analogo tour di trent'anni fa e di trovare, pur nella diversità delle situazioni, la stessa positiva risposta di pubblico di allora. Era a Zurigo, Stava andando a Montreux, era felice». Il suo ultimo viaggio.



Dopo il festival di Sanremo, Lucio Dalla era impegnato da pochi giorni in un tour internazionale che avrebbe concluso il 30 marzo a Berlino. La tournee era cominciata a Lucerna il 27 ed era proseguita la sera successiva a Zurigo. Dopo la tappa di Montreux, in programma ieri sera, il tour prevedeva altre date tra cui Basilea, Berna, Ginevra, Lugano, Parigi, Dusseldorf, Amburgo, Brema, Francoforte, Lussemburgo, Stoccarda e Monaco, fino al tappa conclusiva a Berlino. In scena sempre.



Il tour seguiva la recente pubblicazione di ’Questo è Amorè, doppio cd contenente alcune perle nascoste della sua sterminata discografia, e la produzione e realizzazione di ’Nani« e altri racconti....’, il nuovo album di Pierdavide Carone. Il tour europeo era una consuetudine che si ripeteva dai primi anni ’80 a intervalli regolari e che poneva il cantautore tra gli artisti meglio radicati tra le preferenze delle platee europee più attente. Nei concerti Dalla interpretava i più grandi successi che l’hanno reso famoso in tutto il mondo e inserito a pieno titolo nella storia della musica italiana contemporanea: da ’Carusò a ’04/03/’43’, da ’Come è profondo il marè a ’Balla balla ballerinò, da ’L’anno che verra» a ’Futurà e ’Piazza Grandè.  Dalla era accompagnato da una band composta da Fabio Coppini alle tastiere, Bruno Mariani alle chitarre, Gionata Colaprisca alla batteria e percussioni, Roberto Costa al basso, Marco Alemanno nella doppia veste di attore e di vocalist insieme ad Emanuela Cortesi.



Da oltre un decennio Luicio Dalla aveva preso casa sull’Etna, a Milo, e sulle pendici del vulcano il cantautore bolognese produceva un vino, in rosso e in bianco. Lo aveva battezzato «Lo Stronzetto dell’Etna» e gli era valso qualche riconoscimento della critica enologica. Lo scorso 4 agosto Dalla, davanti al «Castagno dei Cento Cavalli», albero tra i più antichi d’Europa, aveva tenuto una «lectio magistralis», su «Mito e leggenda tra passato e presente; la funzione pedagogica e sociale dell’immaginario fantastico». Introdotto dal poeta Angelo Scandurra, il cantante era stato accompagnato alla tastiera dall’artista Marco Alemanno che ha letto brani tratti da «Viaggio in Sicilia e a Malta» di J.Houel, «Ricordi del viaggio In Sicilia» di E. De Am icis, «Viaggio in Italia» di J. W. Goethe ed il «Polifemo innamorato» di Santo Calì. Dalla aveva concluso la serata con due ’mitiche canzoni del suo vasto repertorio musicale, «Itaca» e «4 Marzo 1943».   




Fonte:La Stampa